Il caso Facebook e AI: risorsa o minaccia?

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In questi giorni è diventato virale sul web il caso Facebook AI, l’esperimento di intelligenza artificiale messo in piedi dal colosso della Silicon Valley che avrebbe dato segni di “linguaggio proprio”. Due bot, infatti, hanno iniziato a conversare durante un test in una lingua “incomprensibile” ai ricercatori, che sono stati costretti a sospendere l’esperimento. Da tempo Facebook ha dichiarato di aver messo in atto ricerche sui programmi di chatbot: software progettati per simulare una conversazione con esseri umani o altri bot attraverso l’utilizzo della voce o di testo, ovvero programmi “addestrati” dagli esseri umani per svolgere funzioni meccaniche e ripetitive.
L’insolito evento, in breve tempo, ha fatto il giro del mondo, la notizia è comparsa su tutte le principali testate web con toni allarmistici, il più delle volte con informazioni sbagliate o poco approfondite, con il solo scopo di attirare traffico sul proprio sito e innescare le polemiche riguardo a una questione, non certo risolta: l’Intelligenza Artificiale. La domanda che tutti si stanno ponendo è: l’AI è da considerare realmente una risorsa o un pericolo per l’umanità?

Siamo realistici, senza evocare scenari apocalittici, l’Intelligenza Artificiale, allo stato dell’arte, è un modello statistico/matematico, anche detto rete neurale, che manipola numeri e trasforma numeri-in-numeri. Il modello di apprendimento della maggior parte delle reti neurali è strettamente supervisionato e ha alle spalle anni di ricerche e pubblicazioni. La rete neurale va, fondamentalmente, ad adattarsi a un modello predeterminato dall’uomo che “insegna” il modello alla rete. Il processo di apprendimento è simile a quello dei bambini, con due differenze:

  • mentre a un bambino bastano pochi esempi per capire, a una rete neurale occorre una mole di esempi significativa che deve essere tanto più grande quanto più specifica deve essere l’abilità da apprendere
  • una rete neurale è, di per sé, solo un’approssimazione della mente umana vera e propria in cui la componente caratteriale, che è quella che consente di seguire o meno gli insegnamenti, è una componente non-deterministica che ad oggi non si è riusciti ad implementare.

Nel caso di Facebook AI una spiegazione plausibile per quanto successo è che le reti neurali abbiano ottimizzato la codifica del linguaggio umano per instaurare un’interazione più efficiente, deviando così dal lessico e dalla sintassi. Queste sono reti emergenti, dette GANs (Generative Adversarial Networks) che introducono un modello di apprendimento supervisionato solo in parte. Si tratta, sostanzialmente, di mettere in competizione due reti neurali su un obiettivo, al fine di migliorare le predizioni dell’una, dell’altra o di entrambe. Una rete neurale è capace di elaborare una predizione matematica, ma non è autonoma nell’applicare tale predizione, l’unico modo è implementare qualcosa di aggiuntivo, al di fuori della rete neurale e strettamente procedurale, quindi pienamente sotto il controllo dello sviluppatore, che utilizza le predizioni numeriche per prendere decisioni e agire.

L’Intelligenza Artificiale non è quindi da associare a conseguenze catastrofiche, i campi di applicazione sono infiniti e le finalità sono in assoluto positive tutto sta nell’educazione e nel diffondere le giuste informazioni. La storia insegna che da sempre si sono prospettati scenari apocalittici e difese reazionarie nei confronti del “nuovo” che spesso ha generato timore. Sicuramente, l’argomento deve essere preso seriamente, preparando le persone ai cambiamenti e agli scenari che si prospettano con il progressivo e massiccio diffondersi di tecnologie così pervasive, tanto nelle aziende quanto nella vita privata. Per far sì che si crei una conoscenza e una cultura diffusa è fondamentale divulgare il più possibile lo scopo dell’Intelligenza Artificiale: utilizzare reti neurali a supporto delle decisioni umane e non in sostituzione, utilizzando così il meglio dei modelli computazionali – la velocità – con il meglio della mente umana – la “saggezza” -.

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