Il “cloud” tra infrastruttura e piattaforma

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Nel febbraio 2016 Gmail ha raggiunto il miliardo di utenti attivi, segnando un importante traguardo per Google, che aveva lanciato la casella gratuita di posta online nel 2004 (inizialmente in Beta e su invito), poi uscita dalla beta pubblica nel 2009. Sfido chiunque ad immaginare oggi un mondo senza una casella di posta Gmail e sfido qualunque manager, in area vendite o marketing di importanti grandi aziende dei primi anni 2000, a non aver incontrato sul proprio cammino,  un sistema di gestione dei processi, Salesforce e la sua soluzione online. E, per fare altri esempi più vicini a noi nel tempo, chi oggi non ha mai sentito parlare di Spotify nel mondo della musica, o Netflix nel mondo di film e serie TV. Eccoci… benvenuti nel mondo del Software-As-A-Service, noto anche come SaaS.

Ma oggi non parleremo di SaaS, che prevede un ambiente online, ospitato sui sistemi del fornitore-provider, totalmente gestito su tutto lo stack che, partendo dal “basso”, va dall’hardware dei server e da tutte le facility, che lo fanno vivere all’interno dei datacenter fisici (energia, rete e cablaggi, condizionamento, manutenzione, sicurezza, parti di ricambio, etc.), ai software di virtualizzazione, ai sistemi operativi (Windows, Linux, etc.), middleware, runtime, database, fino ad arrivare all’applicazione e alle sue componenti (moduli, servizi, funzionalità, etc.). Oggi ci concentriamo su altre due “sfumature” di cloud: l’Infrastructure-As-A-Service ed il Platform-As-A-Service.

Per Infrastructure-As-A-Service (o IaaS) si intende l’insieme di servizi che permettono la realizzazione di un’infrastruttura IT nel cloud su ambienti gestiti, per permettere l’operatività di sistemi enterprise. Si tratta di un complesso sistema di servizi che includono:

  • macchine virtuali in cloud, complete di sistema operativo, dischi, CPU, memoria, schede e componenti di rete
  • servizi di storage per backup (sotto forma di “bucket”, ovvero contenitori, di file e dati in generale)
  • servizi di storage per “snapshot” (ovvero fotografie, immagini “fotocopia” delle macchine virtuali) in ottica di disaster recovery di primo livello
  • servizi di networking evoluti (firewalling, load balancing, VPN)
  • servizi di autoscaling, per permettere elasticità e scalabilità nell’affrontare alti carichi di lavoro e gestire i picchi (all’aumentare di richieste di risorse di qualunque tipo è il sistema che, in automatico, attiva nuove macchine virtuali per rispondere alle esigenze, e analogamente le disattiva quando queste non servono più)
  • servizi di logging, monitoring e reporting sull’utilizzo delle risorse di cui sopra.

Affidarsi a soluzioni IaaS porta un enorme vantaggio. Permettono – a fronte dell’avvio di nuovi progetti che richiederebbero forti investimenti anticipati – operatività e provisioning rapido delle risorse necessarie, con la flessibilità ed elasticità di partire con risorse più limitate (tipicamente all’avvio di un servizio non è necessario avere dimensionato server potentissimi), con la possibilità di ampliarle e farle crescere in ogni momento, secondo le esigenze. Maggior risparmio grazie alla modalità “pay-per-use” (ovvero “pago solo quello che consumo realmente”) e maggiore agilità nel rispondere alle esigenze del business. I costi sono tipicamente noti a priori, sulla base di un “listino” di prezzi differenziati per servizio. Sul piano della sicurezza e della compliance alle norme di privacy, tutti i datacenter dei principali vendor internazionali, in ambito cloud, sono certificati per attenersi alle norme ISO e alle normative di tutti gli enti di certificazione in tema di privacy e security. Solitamente le soluzioni cloud IaaS prevedono, all’attivazione dei servizi, la possibilità di scegliere l’allocazione in specifiche zone geografiche, così che i dati memorizzati o in transito sono residenti in Europa, in USA o in Asia e, di conseguenza, sono sottoposti alle regole delle rispettive aree.

cloudplatform_iaas-paas

https://cloud.google.com/

Veniamo dunque al Platform-As-A-Service: si tratta di un modello di cloud in cui, tutta la parte di servizi sottostante la parte applicativa e di gestione dei dati, viene gestita dal fornitore-provider. Questo consente di focalizzare tutta l’attenzione e le risorse del cliente sulle componenti core del proprio lavoro e investimento, ossia l’applicazione vera e propria, lo sviluppo delle sue funzionalità, il miglioramento di usabilità e performance, la crescita del prodotto. Tutto ciò che serve a far funzionare l’applicazione viene quindi gestito dal vendor di cloud, che fornisce anche servizi di scalabilità automatica, di monitoraggio, di tracking, di security. Anche in questo caso, per quanto concerne sicurezza, privacy e modello di pricing, vale quanto previsto per il modello IaaS.

Da qualche anno esiste, grazie ad una nuova tecnologia introdotta dall’azienda americana Docker, un modello emergente che si colloca a metà strada tra IaaS e PaaS: il modello dei container (o della containerizzazione). In estrema sintesi, i container Docker sono delle unità autodefinite che contengono tutto quanto serve per far eseguire un’applicazione o un software in generale: codice, runtime, strumenti di sistema, librerie esterne e tutto quanto può essere installato su un server. Si tratta, in pratica, di un “pacchetto” standard che è completamente autonomo nell’essere eseguito, indipendentemente dall’ambiente su cui sta girando. Esistono piattaforme Docker per tutti i sistemi operativi, sia on-premises che in ambiente cloud (per esempio Google Container Engine, GKE).

Per capire a fondo quale sia la soluzione cloud migliore per le esigenze di business, per un progetto applicativo o di “migrazione” dalla soluzione on-premises, non c’è una regola universale: ognuna delle soluzioni descritte, comporta numerosi vantaggi di semplificazione, sia sul piano economico sia per gli aspetti di time-to-market, delivery, operations, maintenance. Sicuramente, un’analisi tecnica approfondita delle esigenze e scenari di cloud ibrido, che contempli parte di architettura on-premises integrata con componenti in cloud privato o pubblico, possono essere la risposta migliore.

Non perderti la possibilità di scoprire i dettagli delle soluzioni Google in ambito IaaS, SaaS e Container Docker nelle tappe del workshop “InTech: discover, design and play the future” di Injenia in collaborazione con Google Cloud. Durante gli eventi si toccheranno con mano l’innovazione e le tecnologie Google Cloud Platform con veri e propri laboratori “hands-on”, ispirati a casi d’uso e applicazioni reali.

Federico Baffetti – Business Development & Innovation, Injenia Srl

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