Infrastructure Google: novità e vantaggi

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Siamo giunti al terzo e ultimo pit-stop della Cloud Race 2018, la competizione tra i top vendor del cloud che vede come protagonista principale Google con la sua monoposto per eccellenza: la Google Cloud Platform.

Nei due articoli precedenti ho approfondito le novità tecnologiche in ambito Machine Learning, punta di diamante della scuderia Google, e Data Platform, vero e proprio cuore del bolide cloud. Entrambi possono essere considerati come due parti fondamentali di una monoposto di F1: il ML come lo studio dell’aerodinamica in grado di accelerare il business e la Data platform come il motore che anima la strategia data driven.

In questo articolo approfondirò le novità Infrastructure di Google cioè quei servizi che compongono l’infrastruttura cloud e prevedono un maggiore controllo da parte degli sviluppatori. L’infrastruttura è come il telaio della monoposto, è la struttura che deve reggerne tutto il carico e, allo stesso tempo, contribuire alla performance della vettura.

Anche l’Infrastructure, è uno dei temi principali del nostro GP, il Google Onboard, che vedrà la sua prossima tappa a Padova il 28/03. Durante il primo pit-stop tenutosi a Bologna i partecipanti hanno visto da vicino tutte le componenti della monoposto targata Google attraverso le presentazioni e le demo dei nostri IT Specialist. Visita la pagina dell’evento per saperne di più e iscriverti all’evento sulla Google cloud Platform.

Le novità del mondo Infrastructure

Il vantaggio principale dell’ambito infrastructure è quello della riduzione dei costi a fronte di un enorme incremento della produttività in termini di velocità di risposta al business e riduzione dei downtime.

Tutta la Google Cloud Platform ha visto un consolidamento dei servizi di Identity Access Management, dando la possibilità di configurare puntualmente policy customizzate all’interno di un’organizzazione. In particolare, il servizio gestito di container ha subito diversi aggiornamenti ed è stato rinominato Google Kubernetes Engine a sottolineare il legame con il progetto open source Kubernetes che si sta imponendo come leader nella gestione di ambienti complessi.
Questo servizio utilizza i container, uno strumento in uso per tutte le applicazioni Google, per migliorare l’efficienza produttiva annullando i downtime applicativi, la scalabilità e la velocità di rilascio dei componenti.
Offre funzionalità aggiuntive come autoscale, autorepair e aggiornamento automatico che consentono di utilizzare cluster Kubernetes completamente gestiti per distribuire, gestire e orchestrare container su larga scala.

Un’altra novità è stata l’introduzione delle GPU, le unità di elaborazione grafica, in Google Compute Engine, che consentono di gestire i più complessi carichi di lavoro con tempi di calcolo elevati. Compute Engine fornisce macchine virtuali altamente personalizzabili con la possibilità di distribuire il codice direttamente o tramite container e, sebbene richieda un maggior grado di configurazione, offre maggiore flessibilità a costi inferiori.

Con l’introduzione delle GPU, le virtual machine ora offrono 96 vCPU e 1.4TB di RAM contro i 16 vCPU e 208GB di RAM della versione precedente e Google ha introdotto, primo tra i vendor cloud, le CPU Intel SkyLake, con un boost significativo rispetto alla precedente generazione. Queste, oltre ad un layer di utilizzo gratuito di tutti i servizi, rendono Google il miglior provider per rapporto prestazioni/prezzo. Questo fattore combinato alla sicurezza, alla velocità dell’infrastruttura e all’utilizzo di prodotti open source, sono sicuramente i punti di forza che oggi rendono Google il favorito nella cloud race.

Se vuoi scoprire di più su Infrastructure, Data Platform e Machine Learning non perdere l’occasione di toccare con mano le tecnologie Google Cloud Platform, partecipa all’evento Google OnBoard a Padova il 28/03 e sali a bordo della monoposto Google Cloud.

Alessandro Chiarini – Direttore Cloud Computing & Innovation, Injenia Srl linkedin

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