Ripensare il lavoro in un’ottica Smart

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Gli studi e le teorie di Ford e Taylor, relative alla seconda rivoluzione industriale, prevedono un’organizzazione scientifica del lavoro, centrata sul rapporto fra le tecnologie meccaniche e la forza lavoro delle persone, imponendo una sola ricetta come la migliore e definendo, in modo rigido, orari, strumenti di lavoro, compiti e attività. Oggi non è più così e in Italia, nel determinare occupazione e PIL, la cosiddetta “Knowledge Economy” affianca la componente strettamente produttiva. Le tecnologie digitali sono diventate gli strumenti di produzione trasformando, grazie alla loro pervasività e accessibilità, il nostro modo di comunicare, informarci e relazionarci. Cambiando non solo il modo di lavorare, ma il nostro stesso stile di vita. Dove, come e quando sono diventati concetti meno rigidi, e la differenza la fa sempre meno la presenza e sempre più il risultato.

Lo Smart Working, o Lavoro Agile, secondo la normativa, è “una modalità flessibile di lavoro subordinato, che può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, utilizzando strumenti tecnologici, seguendo gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevedendo l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali dell’azienda”. Fare Smart Working non vuole dire fare telelavoro, significa invece ripensare il lavoro in un’ottica moderna, mettere in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orario, lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro, a fronte di una loro maggiore responsabilizzazione sui risultati. Le nuove parole chiave sono: flessibilità, autonomia, responsabilizzazione, fiducia.

Affrontare un progetto di introduzione dello Smart Working in azienda, vuol dire operare secondo quattro linee guida principali:

  1. Cultura: la cultura di un’organizzazione è, secondo Edgar Schein, il nucleo di “forze potenti, nascoste e spesso inconsce che determinano il comportamento, i modi della percezione, lo schema del pensiero e i valori”. La cultura di un gruppo inizia a formarsi quando le persone che ne fanno parte accumulano sufficiente esperienza in comune. E’ importante osservare la cultura della propria organizzazione per poter riconoscere quanto sia già compatibile con lo Smart Working o invece quali distanze siano da colmare.
  2. Ambienti di lavoro: gli spazi di lavoro devono essere ridisegnati per favorire le esigenze individuali in funzione dei task, la creatività, la comunicazione, la mobilità interna. Strategie e tecniche come l’Activity Based Working permettono di trasformare il business, mettendo a disposizione delle persone diversi spazi fisici in cui svolgere le proprie attività lavorative. Piuttosto che obbligare una persona a svolgere tutti i lavori in uno specifico ambiente, una scrivania in un open space o un ufficio, si possono incoraggiare le persone a decidere dove svolgere le proprie attività, secondo quello che preferiscono. La progettazione degli spazi deve quindi prevedere ambienti diversi, in grado di ospitare attività lavorative ad alta intensità e focalizzazione, piuttosto che riunioni informali o formali.
  3. Tecnologia: la tecnologia è un elemento fondamentale nell’approccio allo Smart Working, che in qualche modo viene abilitato proprio dalle evoluzioni tecnologiche degli ultimi anni. Come è possibile pensare di lavorare in mobilità senza essere connessi con le risorse che abbiamo in ufficio? Come è possibile pensare di lavorare da casa senza poter comunque comunicare agilmente con i colleghi, in diverse modalità?
  4. Sistemi HR: l’insieme di elementi che possiamo inserire sotto il cappello dei “Sistemi HR” sono l’ultimo fondamentale tassello per lo Smart Working. Dobbiamo definire e condividere le policy aziendali che spiegano in quale modo l’azienda prevede di fare Smart Working, per chiarire le corrette modalità di interazione. Dobbiamo considerare le implicazioni giuslavoristiche. Abbiamo l’opportunità di attrarre talenti, fare employee value proposition ed employer branding, gestendo sistemi di valutazione della performance, di raggiungimento degli obiettivi e di ricompensa.

Approfondiremo, nei prossimi articoli, ciascuna di queste linee guida così da capire a fondo come affrontare al meglio un progetto di Smart Working e portare realmente in azienda concetti come flessibilità, responsabilizzazione e fiducia.

Alberto Buzzi – AD, Injenia Srl

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